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A dieci anni dalla scomparsa di Giuseppe Davanzo, architetto trevigiano, già assistente di Carlo Scarpa e per molti anni professore allo Iuav, l’ateneo lo ricorda con una mostra che presenta uno studio sullo straordinario complesso del Foro Boario di Padova (1965-68), vera e propria sperimentazione sul tema della prefabbricazione e che, oggi, dopo anni dalla sua dismissione, appare come un’architettura sospesa.
Soggetto a un progressivo degrado, il Foro di corso Australia non è mai stato restaurato e ripensato in
termini di nuovi usi e funzioni congruenti e atti a favorirne la naturale vocazione a grande piazza coperta alla scala urbana. E nemmeno è stato oggetto di un ripensamento che ne potesse definire, oggi, un ruolo urbano negato in origine proprio dalla sua funzione. La trasformazione del Foro è intesa, quindi, non solo come rivalorizzazione dell'architettura ma come significativa opportunità urbana.
La mostra pone anche un interrogativo sull’identità futura delle architetture del XX secolo alla luce della loro fragilità e sul problema di gestirne la trasformazione a partire dallo studio delle sue caratteristiche spaziali, fisiche, costruttive.
Ai materiali dell’archivio Davanzo, che comprende disegni e modelli del progetto originario, le fotografie del cantiere di Luciano Svegliado, e la recente ricognizione del fotografo Paolo Mazzo, si affiancano ridisegni, misurazioni e accurate ricostruzioni, che indagano l’innovativo sistema costruttivo, raffinata macchina di equilibri e le valenze spaziali e urbane, a conferma di un’attualità sulla quale investire per determinarne un nuovo senso.

Le sperimentazioni degli studenti dell’Atelier di sostenibilità ambientale, tenuto dai professori Roberta Albiero, Giovanni Mucelli, Chiara Tambani, parte integrante della mostra, esplorano scenari futuri che,
preservando l’identità della fabbrica, ne colgano il potenziale di trasformazione.

Hanno collaborato alla mostra:
Giuseppe Biasi, Sebastiano Pozzebon, Beatrice Scarparo, Niccolò Zorat, Beatrice Bonetto, Emilia Bonsembiante, Denisa Draghici e Erica Avellina.

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